Il sito Elle.it si occupa di Dimenticati. Con un bellissimo pezzo al femminile scritto dalla grande giornalista Assunta Sarlo.
Onore. L’onore della famiglia. L’onore calpestato. Quante vittime - la stragrande maggioranza sono donne - uccise a tutte le latitudini, in nome e per conto di quell’idea di onore, così lontana da ogni umanità, da qualunque idea di convivenza civile.
Per il ‘ndranghetista l’onore è tutto, “ è il rispetto dei suo simili, è la misura del proprio valore. E fa rima con il dominio sessuale”, scrivono i giornalisti calabresi Danilo Chirico e Alessio Magro nel capitolo Onore e disonore di un libro imponente, Dimenticati (Castelvecchi, 25 euro) che raccoglie – lavoro di anni cominciato con l’archivio Stop ‘ndrangheta e che continua con l’associazione daSud – circa 250 storie di uomini e di donne vittime innocenti di una delle mafie più potenti del mondo.
Tra queste vittime, ci sono le donne cadute per motivi di onore: per aver tradito il codice del clan o un uomo della famiglia, per essersi innamorate dell’uomo sbagliato, per essere incappate sulla loro strada in chi ritiene la donna proprietà e preda, per aver pensato che fosse possibili sottrarsi a una vita già scritta.
Alcune portavano cognomi “importanti” nella geografia malavitosa – si chiamavano Pesce, Bellocco, Labate. Per molte, come la giovanissima Roberta Lanzino, stuprata e uccisa nel Cosentino nel luglio del 1989, giustizia non c’è stata ma c’è memoria viva, se è vero che porta il suo nome il centro antiviolenza di Cosenza.
E poi c’è Annunziata, che è una storia a sé. Così la racconta Danilo Chirico: «Avevamo sentito di questa donna della famiglia dei Pesce scomparsa nel 1981 perché aveva una relazione extraconiugale, massimo affronto, con un carabiniere. Abbiamo chiesto a tutti, inquirenti, giornalisti, esperti e nessuno ricordava. Mentre il libro stava per uscire abbiamo rintracciato e riportato le dichiarazioni del pentito Pino Scrivia che nel 1983 aveva raccontato di una nipote del superboss Peppe Pesce sequestrata a Bagnara dai suoi parenti latitanti e poi uccisa».
«Ma la svolta è avvenuta a libro appena uscito con le importanti dichiarazioni della pentita del clan Giuseppina Pesce che ha cominciato a collaborare con gli inquirenti della procura antimafia di Reggio Calabria. Tutto vero: Annunziata Pesce, vittima due volte, la prima perché uccisa in quanto “colpevole” di amare un carabiniere, la seconda perché dimenticata, è stata, secondo la pentita, ammazzata da un fratello e da un altro membro della famiglia perché il codice mafioso vuole che sia presente uno stretto congiunto. Solo così l’onore viene ristabilito».
3 Gennaio 2011, assunta sarlo
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