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venerdì 7 gennaio 2011

Presentazione Dimenticati a Tor Vergata


Prima presentazione all'Università per il libro "Dimenticati". Saremo il 26 gennaio a Tor Vergata, a Roma, grazie all'associazione Mediapolitika.


Ecco il comunicato stampa. 
ROMA, 26 GENNAIO: A TOR VERGATA L’INCONTRO
“CONTROMAFIE – LEGALITA’ E INFORMAZIONE IN TERRE DI MAFIA”

L’associazione culturale Mediapolitica e l’associazione daSud, in collaborazione con il coordinamento Libera Roma organizzano l’incontro: “Contromafie – Legalità e libera informazione in terre di mafia".
L’appuntamento è per mercoledì 26 gennaio 2011, alle 10, presso l’aula Moscati della facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Roma Tor Vergata. L’incontro si aprirà con la presentazione del Rapporto 2008-2010 dell’Osservatorio Ossigeno per l’Informazione della Fnsi e dell’Ordine nazionale dei Giornalisti, a cura di Alberto Spampinato. Seguirà il ricordo di Angelo Vassallo, il sindaco di Pollica ucciso il cinque settembre scorso, con la testimonianza di Dario Vassallo.
Infine, proiezione dei booktrailer e colloquio con gli autori dei libri: Dimenticati, di Danilo Chirico e Alessio Magro; Zagare e sangue. L’informazione è Cosa Nostra, di Vincenzo Arena. Sono stati invitati gli studenti e i docenti dei corsi di laurea triennale in Scienze della Comunicazione e magistrale in Informazione e Sistemi editoriali della Facoltà di Lettere e Filosofia di Tor Vergata e gli studenti delle scuole superiori dell’VIII e X Municipio di Roma.


Contatti:
www.mediapolitika.com/contromafietorvergata
email: redazione.mediapolitika@gmail.com
evento Facebook: Contromafie – Legalità e libera informazione in terre di mafia

martedì 4 gennaio 2011

Dimenticati su Elle.it

Il sito Elle.it si occupa di Dimenticati. Con un bellissimo pezzo al femminile scritto dalla grande giornalista Assunta Sarlo.


Onore. L’onore della famiglia. L’onore calpestato. Quante vittime - la stragrande maggioranza sono donne - uccise a tutte le latitudini, in nome e per conto di quell’idea di onore, così lontana da ogni umanità, da qualunque idea di convivenza civile.
Per il ‘ndranghetista l’onore è tutto, “ è il rispetto dei suo simili, è la misura del proprio valore. E fa rima con il dominio sessuale”, scrivono i giornalisti calabresi Danilo Chirico e Alessio Magro nel capitolo Onore e disonore di un libro imponente, Dimenticati (Castelvecchi, 25 euro) che raccoglie – lavoro di anni cominciato con l’archivio Stop ‘ndrangheta e che continua con l’associazione daSud – circa 250 storie di uomini e di donne vittime innocenti di una delle mafie più potenti del mondo.
Tra queste vittime, ci sono le donne cadute per motivi di onore: per aver tradito il codice del clan o un uomo della famiglia, per essersi innamorate dell’uomo sbagliato, per essere incappate sulla loro strada in chi ritiene la donna proprietà e preda, per aver pensato che fosse possibili sottrarsi a una vita già scritta.
Alcune portavano cognomi “importanti” nella geografia malavitosa – si chiamavano Pesce, Bellocco, Labate. Per molte, come la giovanissima Roberta Lanzino, stuprata e uccisa nel Cosentino nel luglio del 1989, giustizia non c’è stata ma c’è memoria viva, se è vero che porta il suo nome il centro antiviolenza di Cosenza.
E poi c’è Annunziata, che è una storia a sé. Così la racconta Danilo Chirico: «Avevamo sentito di questa donna della famiglia dei Pesce scomparsa nel 1981 perché aveva una relazione extraconiugale, massimo affronto, con un carabiniere. Abbiamo chiesto a tutti, inquirenti, giornalisti, esperti e nessuno ricordava. Mentre il libro stava per uscire abbiamo rintracciato e riportato le dichiarazioni del pentito Pino Scrivia che nel 1983 aveva raccontato di una nipote del superboss Peppe Pesce sequestrata a Bagnara dai suoi parenti latitanti e poi uccisa».
«Ma la svolta è avvenuta a libro appena uscito con le importanti dichiarazioni della pentita del clan Giuseppina Pesce che ha cominciato a collaborare con gli inquirenti della procura antimafia di Reggio Calabria. Tutto vero: Annunziata Pesce, vittima due volte, la prima perché uccisa in quanto “colpevole” di amare un carabiniere, la seconda perché dimenticata, è stata, secondo la pentita, ammazzata da un fratello e da un altro membro della famiglia perché il codice mafioso vuole che sia presente uno stretto congiunto. Solo così l’onore viene ristabilito».


3 Gennaio 2011, assunta sarlo

Al Premio Pippo Fava Giovani

Bellissima serata, il 2 gennaio, al Premio Pippo Fava Giovani che si svolge a Palazzolo Acreide, in provincia di Siracusa, paese natale del grande giornalista ucciso da Cosa nostra. Intervistato da Gabriella Galizia di Libera ho chiacchierato con il collega giornalista Massimiliano Perna di sud, informazione, buono e cattivo giornalismo. E ho raccontato dell'associazione daSud, dell'archivio Stopndrangheta e dei libri "Il caso Valarioti" e "Dimenticati". Grazie al coordinamento Pippo Fava di Palazzolo Acreide. Il 3 un'intera giornata dedicata al fumetto su Pippo Fava di Luigi Politano e Luca Ferrara.
Peccato solo per i premi che vengono assegnati il 5 dalla Fondazione Fava. Tutti giusti, tranne uno. 

Lavorato anche sul Manifesto

Anche il Manifesto, nell'edizione nazionale del 28 dicembre, ha pubblicato il pezzo dell'ex sindaco di Rosarno Peppino Lavorato sul libro Dimenticati.

lunedì 27 dicembre 2010

I calabresi vogliono essere parlati

L'ex sindaco anti-'ndrangheta di Rosarno Peppino Lavorato ha scritto un commento bellissimo, di cui vado fiero, sul libro "Dimenticati". Lo ha pubblicato il Quotidiano della Calabria.
Eccolo 

di Giuseppe Lavorato*

Da alcune settimane è nelle librerie italiane ‘’Dimenticati, vittime della ‘ndrangheta. La storia e le storie delle donne e degli uomini assassinati dall’organizzazione criminale più segreta e più potente del mondo’’, ultimo libro Danilo Chirico ed Alessio Magro, due giovani intellettuali calabresi che si cimentano con i problemi della loro e nostra terra con passione civile e serietà. Ne danno prova già nell’introduzione, quando scrivono «Cinque anni fa abbiamo iniziato un viaggio a ritroso nella memoria dispersa, occultata e negata di un pezzo d’Italia.  Avevamo bisogno - innanzi tutto per noi stessi - di colmare buchi impressionanti. Abbiamo letto e riletto atti processuali, decifrato verbali scritti a mano, riaperto libri obsoleti e sfogliato ingiallite pagine di giornali e riviste, guardato vecchie foto ed immagini rovinate. Soprattutto abbiamo incontrato centinaia di persone. Straordinarie. Le abbiamo ascoltate. Abbiamo sentito dal vivo della loro voce quello che è stato. Parole pronunciate con orgoglio e vigore o strette tra i denti e sussurrate. È un’emozione che non si può dire, spiegare.  Poi è stato il momento del racconto».

Sono parole che si incastonano perfettamente con quelle di Francesco Cascini, magistrato ragazzino di prima nomina nel 1996 a Locri che, nel libro “Storia di un giudice, nel far west della ‘ndrangheta’’, scrive: «Sembrava impossibile che tutto potesse nascere dalle case arrampicate sull’Aspromonte di Africo vecchio, dai cunicoli di Platì, dal silenzio di San Luca, dagli ovili abusivi dei capi più carismatici. Eppure era così. Nella Locride la situazione resta difficile, anche solo da capire, senza aver respirato l’aria di posti come Africo, San Luca. Le persone che ci vivono, la loro cultura, la loro mentalità rappresentano un altro mondo, di fatto incomprensibile a chi non è nato e cresciuto lì».
Pensieri, quelli di Chirico, Magro e Cascini, che ricordano quelli di Corrado Alvaro: “I Calabresi vogliono essere parlati”.  Ciò che è vero per tutti i popoli del mondo, è vero anche per i Calabresi. Per comprenderli e descriverli devi immergerti tra di loro e parlare con loro, invece molto spesso sono raccontati da persone che non li hanno conosciuti oppure sono passati tra di loro, rapidamente, a volo di uccello. Sono tanti i grandi inviati che arrivati in Calabria hanno firmato pezzi superficiali e spocchiosi o hanno usato i microfoni  della televisione come clave con l’unico obiettivo di costruire l’ennesimo caso di omertà, l’ennesima macchietta da schernire. In questo compito sono facilitati da soggetti che, per apparire difensori delle proprie comunità ed ottenere qualche meschino voto in più, negano, minimizzano, giustificano quanto, invece deve essere denunciato con vigore e fermezza. Com’è avvenuto, a gennaio, dopo la spietata e infame caccia al nero e la deportazione dei neri africani che si sono ribellati all’estorsione sulla loro miserrima paga ed alle violenze subite. Mentre chi vuole veramente bene alla propria terra e vuole mantenerne integri e credibili i valori che la nutrono, si misura  sui problemi e sui mali che l’affliggono con  il linguaggio della verità nuda e cruda, perché così agisce il medico che vuole  guarire l’ammalato. Rifugge dalle parole consolatrici e soprattutto dalle parole e dai comportamenti  che piacciono alla ‘ndrangheta. Denuncia, senza indulgenza, i mali, per poi assegnare la  legittima luce ai comportamenti nobili che sono presenti e vivi in tanta parte delle nostre comunità. La ‘ndrangheta ha raggiunto l’attuale potenza anche perché è stato un fenomeno poco conosciuto fino a qualche decennio addietro, oscurato dalla più appariscente “cosa nostra” siciliana, dalla camorra napoletana e dalla disattenzione dei mass media. Numerose inchieste giudiziarie hanno disvelato la sua crescita vertiginosa  nell’ultimo quarantennio e su di esse si è sviluppata una copiosa letteratura che ne ha divulgato la conoscenza. Diffondere le relazioni della magistratura e degli organi inquirenti, che costituiscono fonti di altissima qualità, è certamente indispensabile per conoscere il fenomeno. Ma la letteratura non può fermarsi ad esse. Deve aiutare ad una comprensione maggiore del fenomeno congiungendo all’indagine giudiziaria un lavoro ed una riflessione che avvenga dentro il corpo vivo delle comunità afflitte dal fenomeno. È il lavoro compiuto da Danilo ed Alessio, nelle 500 pagine del loro racconto che si immerge dentro i problemi drammatici che affliggono il nostro popolo, li vive, li soffre  e li descrive con rigore intellettuale e morale. I capitoli del libro raccontano la brutalità sanguinaria della ’ndrangheta in tutte le sue attività criminali. Sembrano le tappe della sofferenza inflitta al popolo onesto e laborioso, in un accostamento ideale all’iniziativa annuale di un Pastore della chiesa locridea di celebrare la Via Crucis con soste di riflessione e di preghiera nei luoghi simbolo della violenza e del dolore.

Le numerose vittime dell’Anonima sequestri calabrese, così come le morti collegate ai rapimenti: testimoni scomodi, mediatori sgraditi,vittime inconsapevoli e cittadini in cerca di giustizia. La cosiddetta strategia della linea dura che vieta il pagamento dei riscatti, mentre un’altra trattativa impegna apparati sommersi delle istituzioni. E poi il capitolo dei Fatti di crudeltà inaudita, che nel nome dell’onore violato, del disonore, portano a morte violenta ed efferata donne, sorelle bambini, adulteri e spasimanti colpevoli di amare la persona sbagliata”. Delitti compiuti per riaffermare il “prestigio di casta, quello degli ‘ndranghetisti” al solo fine di poter continuare a fare parte quelle organizzazioni criminali  che si arricchiscono con la violenza ed il malaffare. L’assassinio di umili lavoratori per lanciare il segnale che anche in Calabria, come in Campania, gli affari miliardari dei rifiuti appartengono alle cosche. Ma, assieme alla Calabria peggiore, quella della ferocia inaudita, dei faccendieri ed insospettabili, di parti degenerate della politica e delle istituzioni che hanno contribuito a allargare l’area collusa e grigia e a ingrossare l’accumulazione originaria dei capitali necessari a introdurre la ‘ndrangheta dei pastori e dei guardiani nel mondo dei grandi traffici illeciti, Danilo Chirico ed Alessio Magro raccontano la Calabria migliore, perché sanno che non arriverà nessun angelo liberatore e che i calabresi dovranno liberarsi da soli dall’oppressione della ‘ndrangheta. Per questo le molteplici, spietate ed infami forme che la violenza assume sono raccontate assieme al dolore vigliaccamente inflitto ad inermi ed oneste persone. E tra quest’ultime, il racconto illumina quelle che alla ‘ndrangheta si sono opposte, per indicarle ad esempio.  Nelle belle ed amare pagine del libro ritornano in vita le storie di calabresi, che hanno onorato la loro terra: sono donne meravigliose; uomini in divisa, magistrati, politici, imprenditori, cittadini. La penna descrive la Calabria vera ed intera. La crescita vertiginosa di una organizzazione criminale che dopo aver conquistato un grande potere militare, economico, politico, ricerca anche la legittimazione sociale, tentando di impregnare di se anche attività sportive, ricreative, pseudo culturali, religiose.

E racconta anche la Calabria di chi si oppone, resiste, combatte, lavora per risvegliare all’impegno civile tutte le persone oneste e laboriose, che sono largamente maggioritarie.  Perché se non si da voce anche a quest’altra Calabria la battaglia diventa ancora più difficile di quanto già lo sia. E ad essa appartiene anche quel canto-poesia che tocca i sentimenti umani più profondi: “Ma comu si faci ‘nta Calabria i si spara ancora, ma comu si faci ‘nta Calabria i si ammazza ancora, ndavimu u suli ndavimu u mari e sogni d’amuri, ma comu si faci ‘nta Calabria i si ammazza ancora!  Sono alcuni versi della poesia “Ma comu si faci” , ma come si fa a uccidere ancora in una terra che è un paradiso , coi fiori che nascono anche d’inverno, il mare, il sole, composta e cantata dal gruppo punk degli “Invece”, nome scelto da giovani artisti per testimoniare che c’è sempre un’alternativa allo stato di cose presenti. Versi scritti sul finire del secolo scorso da giovani che hanno provato sulla loro pelle  la disoccupazione, l’emigrazione, l’essere chiamati e trattati come gli africani (Ndi ndi jamu ndi ndi jamu, si ma aundi jamu, ndi ndi jamu ndi ndi jamu, comu i profughi fuimu). Versi che richiamano il più importante problema del nostro tempo (l’esodo biblico dei poveri del mondo) e fatti dolorosi di stringente attualità. Versi che, omaggiando il nostro grande scrittore, scrivono e cantano “Non è bella la vita degli africani in giro per il mondo trattati come cani e allora e allora ribellione’’.

Dopo “Il sangue dei giusti’’, “Il caso Valarioti’’, il dossier sulla legittima rivolta degli africani neri e l’infame rappresaglia compiuta contro di loro descritte in “Arance insanguinate”, l’associazione Stopndrangheta.it e molti scritti politico-sociali, “Dimenticati’’ è , in ordine di tempo, l’ultima opera delle tantissime che certamente Danilo Chirico ed Alessio Magro comporranno a beneficio della conoscenza e dell’impegno di quanti vogliono essere protagonisti del riscatto del Mezzogiorno e dell’Italia.

Nota: tutte le frasi in corsivo sono tratte dal libro e sono, quindi, frutto dell’intelligente lavoro degli autori.

*ex deputato e sindaco di Rosarno

(21 dicembre 2010, pubblicato sul Quotidiano della Calabria il 24 dicembre 2010)

venerdì 17 dicembre 2010

Il 2 gennaio ospite del Premio Fava

Il 2 gennaio si apre a Palazzolo Acreide (Sr) il premio Giuseppe Fava, dedicato al direttore de "I siciliani" assassinato dalla mafia. Nel corso della prima giornata, alle 17,30 nella sala del comune, ci sarà anche un mio intervento. Con un'intervista in cui parlerò dell'associazione daSud, dell'archivio Stopndrangheta.it e dei libri Il caso Valarioti e Dimenticati. Vittime della 'ndrangheta.
Il giorno dopo è prevista la presentazione del fumetto su Pippo Fava, di daSud e Round Robin Editrice, realizzato da Luigi Politano e Luca Ferrara.


Ecco il programma completo:

2 Gennaio 2011
- 10:30 Aula Consiliare del comune
[VISIONI URBANE: SQUARCI DI RESISTENZA]
Sonia Giardina – Documentarista, giornalista
- 17:30
[1991-2011 APA: 20 ANNI DI ANTIRACKET]
Paolo Caligiore – Presidente associazione palazzolese anti-racket “Pippo Fava”
Leonardo Licitra – Presidente giovani imprenditori confindustria Ragusa
Giorgio Straquadanio – Libera Coordinamento Ragusa
AddioPizzo Catania e Filippo Casella – Imprenditore che ha detto no al racket
Modera Massimiliano Perna – IlMegafono.org


Intervista a Danilo Chirico – giornalista, associazione “daSud”


- 21:30 BLOB – Contenitore Multiuso – Via Maestranza 28/30 Palazzolo Acreide
[MUSICA CONTRO LE MAFIE] - ingresso libero
Peppe Qbeta
LaPazzi


3 Gennaio 2011
- 10:30 Aula Consiliare del Comune
[GRAPHICNOVEL - L'ANTIMAFIA A FUMETTI]
Luca Ferrara – Fumettista
Lelio Bonaccorso – Fumettista e disegnatore
Luigi Politano – Giornalista
- 16:30
[Premiazione II Concorso scuole G. Fava: "La verita` in immagini e scritti"]
- 17:30
[PRESENTAZIONE DEL FUMETTO "Pippo Fava, lo spirito di un giornale" di L. Politano e L. Ferrara]
Luigi Politano – Giornalista
Luca Ferrara – Fumettista
Avv. Adriana Laudani
- 18:30
[DAL BENE AL MEGLIO: USO SOCIALE DEI BENI CONFISCATI ALLE MAFIE]
Armando Rosstitto – gia` dirigente scolastico ed assessore alla legalità ed alle politiche giovanili del comune di Lentini
Alfio Curcio – Cooperativa “Beppe Montana”
Giusy Aprile – Coordinatrice provinciale Libera
- 21:30 BLOB – Contenitore Multiuso – Via Maestranza 28/30 Palazzolo Acreide
[TEATRO CONTRO LE MAFIE] ingresso libero
“I Siciliani” – Magma Teatro


4 Gennaio 2011
- 10:30 Aula Consiliare del Comune
[GIORNALISMO A SUD: FORUM DI INFORMAZIONE LIBERA IN SICILIA]
Lavori in corso: UCuntu, StepOne, La periferica, I Cordai – Catania possibile – Magma – Il Clandestino – adEst – CorleoneDialogos – IlMegafono.org – La Civetta
- 17:30
[MISTERI E STRAGI, DA PORTELLA DELLA GINESTRA ALL'AGENDA ROSSA]
Claudio Fava – Giornalista, scrittore
Francesco Viviano – Giornalista per La Repubblica
Alessandra Ziniti – Giornalista per La Repubblica
Riccardo Orioles – Redattore de “I Siciliani”
Coordina Pino Finocchiaro – Giornalista di RaiNews24
- a seguire
["IO HO UN CONCETTO ETICO DEL GIORNALISMO..."]
Gaetano Alessi – AdEst
Pino Maniaci – TeleJato
Gianluca Floridia – Coordinatore provinciale Libera Ragusa
Gabriella Galizia – Coordinamento Fava
Consegna del V premio Giuseppe Fava sezione Giovani “Scritture ed immagini contro le mafie”

lunedì 29 novembre 2010

Annunziata, uccisa per questione d'onore e dimenticata

di DANILO CHIRICO E ALESSIO MAGRO


Per molto tempo ha vissuto nascondendosi, forse vergognandosi. Poi l’hanno ammazzata, per una questione d’onore. E per trent’anni è svanita. Persino dal ricordo delle persone. Non ha avuto una storia, una faccia, semplicemente il proprio nome. Tutto è andato perso dentro la memoria corta e colpevole della Calabria. Oggi, da morta, le arriva un piccolo e certamente insufficiente risarcimento. Da morta, si riappropria di sé: si chiama Annunziata Pesce, è stata uccisa nel 1981. A “riportarla in vita” un’altra donna, un’altra Pesce. È Giuseppina, la pentita della cosca. La giovane donna che ha svelato le trame perverse che regolano la vita del clan, la vita dei rosarnesi. E che ha raccontato questa storia lontana, dimenticata. Un contributo prezioso – insieme a quello degli altri ‘ndranghetisti che hanno iniziato a collaborare in questi mesi – per il lavoro importantissimo che stanno conducendo i magistrati di Reggio Calabria che, non a caso, sono diventati spesso oggetto di minacce e intimidazioni.
Annunziata era colpevole di avere amato un carabiniere. Un’onta che una cosca come quella dei Pesce proprio non poteva accettare. E pazienza se per conservare l’onore è necessario uccidere il sangue del proprio sangue.


Nel libro “Dimenticati. Vittime della ‘ndrangheta”, pubblicato lo scorso ottobre, abbiamo raccontato la storia di oltre 250 morti ammazzati dalla ‘ndrangheta negli ultimi decenni. Minuziosamente abbiamo provato a recuperare piccole e grandi storie di donne e uomini uccisi e che lo Stato, la Calabria, il proprio piccolo paese, i vicini di casa hanno dimenticato. Un lavoro doloroso, che consideravamo e consideriamo necessario per provare a ricostruire – pezzo dopo pezzo – un’identità nuova per la Calabria che non può prescindere dalla memoria e dal senso di sé. Un intero, e lunghissimo capitolo, di questo libro è dedicato all’onore (e al disonore). Perché consideriamo necessario riscrivere il senso di questa parola che cambia colore e significato a seconda della persona che la pronuncia. L’onore è tutto per lo ‘ndranghetista, e il metro con cui si giudica un uomo d’onore poco ha a che fare con le regole civili. E troppo spesso onore fa rima con dominio sessuale. E se le donne hanno trovato, combattendo, la loro liberazione, il partito dell’onore è ancora vivo e vegeto, trasversale, potente, radicato al nord e al sud. In questo contesto si inserisce la ‘ndrangheta, custode arcaica e moderna di questo malinteso senso dell’onore.


Annunziata Pesce ha tradito l’onore due volte. Ha avuto una relazione extraconiugale. E, quel che è peggio, l’ha avuta – lei figlia di una famiglia di rispetto – con un carabiniere, uno sbirro. Nel libro “Dimenticati” c’è anche la storia di Annunziata, la più dimenticata tra i dimenticati. È quasi un fantasma nelle righe che le abbiamo dedicato, perché di un fantasma si tratta nel senso comune della Calabria e dell’anti-‘ndrangheta. Così abbiamo raccontato la sua storia senza sapere quale fosse il suo nome di battesimo. Ci abbiamo provato a scoprirlo, abbiamo chiesto e non abbiamo avuto risposte. Nessuno ne aveva memoria. Abbiamo deciso di scrivere lo stesso della sua storia, della sua decisione di violare l’educazione sentimentale della famiglia. Proprio mentre chiudevamo il libro, siamo riusciti a scovare le dichiarazioni dello storico e controverso pentito Pino Scriva, boss della Piana di Gioia Tauro. Ha raccontato che prima di farla fuori l’hanno seguita per avere la certezza del “tradimento”, scoprendo che incontrava l’amante in una pensione sulla costa tirrenica. Nelle sue dichiarazioni del 13 dicembre 1983 Scriva sostiene che la figlia di Salvatore Pesce, fratello del boss Peppe, e proprietario di una ruspa utilizzata per il movimento terra, è stata «sequestrata a Bagnara per motivi d’onore. La ragazza, sposata, aveva una relazione con un carabiniere di Rosarno e ciò per l’ambiente è fatto di particolare gravità». La ragazza «fu portata dai suoi fratelli latitanti e ivi uccisa e seppellita». Lo stesso Scriva ammette che i fatti gli sono stati raccontati, che la donna può anche essere stata mandata all’estero «evitando a Rosarno lo scandalo che si era creato». Una traccia. Adesso, in questa nuova e importante stagione di pentimenti, grazie alle dichiarazioni di Giuseppina Pesce e al lavoro della procura antimafia di Reggio, conosciamo un altro tassello di verità in questa storia agghiacciante.
La pentita ha raccontato di avere saputo, scrive Peppe Baldessarro su questo giornale di qualche giorno fa, «che “i sardignoli” (un braccio della famiglia) avevano una sorella sposata, Annunziata Pesce, la quale aveva avuto una relazione extraconiugale con un carabiniere». Di qui la decisione di ucciderla. Era l’aprile del 1981. A deciderlo sarebbe stato il vecchio boss Giuseppe Pesce, nonostante il tentativo dei “sardignoli” di risparmiarla. Secondo Giuseppina, «l’esecuzione della donna sarebbe stata eseguita da Antonino Pesce, 57 anni, e dallo stesso fratello della donna, Antonio Pesce di 47 anni». Perché per fare giustizia in questi casi è necessario che sia la stessa famiglia, che un familiare diretto sia presente.
È prezioso nel contrasto ai clan il contributo dei collaboratori di giustizia. Da questo punto di vista per Reggio s’è aperta una stagione che rischia di diventare storica dal punto di vista delle inchieste della magistratura e delle forze di polizia. Importantissime dimostrano di essere anche le dichiarazioni di Giuseppina Pesce che fanno chiarezza sulle cosche rosarnesi e riportano alla luce storie dimenticate. Che non sia l’occasione anche per avere nuovi e importanti elementi su un’altra storia dimenticata avvenuta a Rosarno qualche decennio fa: l’omicidio del segretario della sezione comunista del Pci Peppe Valarioti, ucciso a trent’anni l’11 giugno 1980. 


(Pubblicato sul Quotidiano della Calabria il 28 novembre 2010)

lunedì 22 novembre 2010

Dimenticati su Left

Giovanni Tizian ha scritto un bellissimo pezzo per raccontare il libro "Dimenticati. Vittime della 'ndrangheta". E' uscito sul settimanale Left-Avvenimenti. Ecco le foto delle due pagine.



martedì 2 novembre 2010

Dimenticati su Radio 24

"Dimenticati. Vittime della 'ndrangheta" al centro della trasmissione "Sotto tiro" di Roberto Galullo su Radio24. Assieme a me è intervenuto Peppe De Luca, bassista degli Invece e amico di Totò Speranza, ucciso per un debito di 300mila lire. Ascoltate qui la puntata.

venerdì 8 ottobre 2010

"Dimenticati" sulle radio e in tv

"Dimenticati" è stato su Radio Vaticana, domani alle 13 sarà su Radio Sound nella trasmissione di Adriano Mollo, lunedì mattina alle 9 sarà su Ecoradio.
Ascoltate le storie dei "Dimenticati".

Mai più "Dimenticati" di 'ndrangheta

Il Quotidiano della Calabria ha pubblicato due pagine sul libro "Dimenticati". Questa la recensione di Franco Dionesalvi.

di Franco Dionesalvi

LIBRI sulla 'ndrangheta ce ne sono tanti, ed è probabile chemolti se ne pubblicheranno ancora. Si tratta di saggi scientifici, e anche di romanzi. E da decenni le pagine dei giornali locali sono zeppe di cronaca nera e giudiziaria, con ampio spazio dedicato a quella che è ormai considerata la più potente e la più ricca delle mafie nel mondo: numerosi lettori, del resto, sono avidi di queste notizie, c'è chi legge solo quelle, assorbito da quel loro fascino perverso. Questo libro, “Dimenticati”, però, affronta la stessa tematica da una prospettiva diversa. Ci racconta delle vittime. Ossia di quelli che, in molti casi, abbiamo incontrato soltanto come corpi massacrati, come maschere intrise di sangue. E di cui troppo spesso abbiamo dimenticato il nome senza neanche soffermarci a chiederci chi fossero e cosa facessero. Perché poi tutta l'attenzione, sui mass media, la conquistano “guardie e ladri”, inquirenti e boss, nella loro battaglia. E dunque cronache giudiziarie e ricostruzioni di ambienti criminali, di gerarchie e santuari all'interno della criminalità organizzata.

Danilo Chirico e Alessio Magro, invece, si soffermano a scoprire le vite che si celano dietro quei corpi straziati, riversi sull'asfalto, crivellati di proiettili, accartocciati nell'auto, o persino dissolti nel nulla. Le ricostruiscono. E ce le raccontano. È questa la forza del libro.
Perché se una vicenda esce dalla cronaca nera e diventa narrazione, viene condivisa, entra nella nostra vita. Si abbatte lo steccato che di solito ci divide, e ci protegge, da queste storie di ordinaria violenza: che di solito sono geograficamente a noi vicine,
magari ci sfiorano, ma la loro estraneità esistenziale ci consente di chiamarcene fuori. Non è la stessa cosa se invece quella storia ci viene raccontata, ci coinvolge, ci diviene familiare. Allora la riconosciamo, vi riconosciamo il nostro prossimo. E l'indignazione sale. Il libro poi rientra in un progetto più complessivo. Quello dell'archivio delle vittime della 'ndrangheta. Di tenere viva la memoria di queste persone. Infatti spesso le narrazioni si chiudono con la “presa di coscienza”: col momento pubblico, con i giovani che si riuniscono, la piazza che si solleva, il grido che sorge da tante persone contro questa violenza, contro queste prevaricazioni.
Un grido che risuona, anche in piazze che fino al giorno prima erano state dominate dall'omertà; un grido che vince la paura, e si fa corale. E gli autori propongono anche che le autorità facciano dei gesti simbolici: intestare dei luoghi,delle strade, a queste vittime della mafia; elevare dei monumenti che li ricordino, come si fa con i caduti delle guerre.
Ricordate “I cento passi”? Il film, che ricostruiva la vicenda di Giovanni Impastato, si chiudeva con un grande corteo di bandiere rosse, issate da migliaia di giovani, che scendevano in piazza a raccogliere idealmente la sfida, a prendere il testimone di quella lotta che ereditavano dal giovane ucciso e che dunque le pistole non erano riuscite a spegnere. È il momento più vibrante e più significativo del film: la mafia si sconfigge se non se ne ha più paura, se le idee si mostrano alla luce del sole, e vengono condivise. Ecco:un effetto simile può suscitare un libro come questo. In cui veniamo a conoscere le vittime della 'ndrangheta, vengono chiamate per nome. E ne condividiamo per un tratto gli amori, i gusti alimentari, le passioni; fino all'esito tragico. È un libro assai corposo, che parla di tante vicende anche assai diverse fra loro: omicidi passionali, omicidi politici, sequestri di persona, episodi stragisti. Arriva anche a trattare vicende che non c'entrano più di tanto, come l'uccisione di Roberta Lanzino. Ma non è nell'ansia di completezza che sta la sua forza, né nello sforzo di analisi che risulta, inevitabilmente, frammentario e provvisorio. È nelle immagini che ci lascia nel cuore, nelle esistenze che ricostruisce per noi. Come quella di Totò Speranza, che era un ragazzo che si vestiva da punk e voleva portare a Locri la musica alternativa che amava. Affronta una serie di vicissitudini, di contraddizioni che sono frequenti ad una certa età. Però lui le paga con la vita; una morte assurda.E ogni anno si riunisce il gruppo musicale che aveva fondato, gli “Invece”. E suonano per ricordarlo.

Pubblicato sul Quotidiano della Calabria
Martedì 5 ottobre 2010

E' uscito "Dimenticati"

La copertina del libro
E' uscito per Castelvecchi il libro di Alessio Magro e mio "Dimenticati": raccontiamo le storie delle vittime innocenti della 'ndrangheta, storie che abbiamo incontrato in questi anni e che pensavamo che fosse giusto ricordare e raccontare. Perché diventino patrimonio di tutti. E' stato un lavoro lungo, difficile, doloroso. Questo il comunicato stampa della casa editrice.


Un mugnaio con la passione per gli orologi e un testardo assessore comunale, il bassista di un gruppo reggae e un medico con il vezzo della scrittura, un dirigente del Partito comunista che insegna Lettere e un fotografo con un passato da calciatore, un commerciante di auto che non fa lavorare nessuno in nero e un funzionario di banca che chiede garanzie quando concede i prestiti, una professoressa delle scuole medie e uno studente nigeriano che fa il parcheggiatore abusivo… in un Paese normale, queste donne e questi uomini – magistrati, attivisti politici, carabinieri, comuni cittadini e addirittura bambini – rappresenterebbero solo un ordinario spaccato di società civile. Ma in Calabria, nell’estrema periferia italiana, anche i modi di vivere e di essere più diversi possono essere accomunati dallo stesso, inaccettabile, destino: quello di essere uccisi dall’odio e dalla vendetta della ’ndrangheta. Accade così, alle vittime della più segreta e potente organizzazione criminale del mondo, di morire due volte. Prima assassinati dai clan e poi dimenticati da uno Stato che non ha saputo difenderli e, troppo spesso, dai loro stessi concittadini: le persone che, attanagliate dalla paura, hanno attraversato e attraversano le loro stesse strade, piazze e città.

Dimenticati è un libro dedicato alla storia e alle storie delle vittime della ’ndrangheta: cittadini innocenti da sempre in attesa di verità e di giustizia. Vicende personali a cui la narrazione di Danilo Chirico e Alessio Magro rende finalmente un volto. Affinché il diritto-dovere della memoria torni a essere patrimonio di tutti. E perché il movimento antimafia calabrese, capace di straordinarie battaglie per l’affermazione dei diritti civili e sociali, non sia più soltanto un grido destinato a restare inascoltato.


In questo libro si troveranno le storie di tutti i morti per sequestro di persona, per delitto d'onore, le vittime tra i rappresentanti delle forze dell'ordine, i politici, i magistrati, i bambini e  molte altre vittime.


Un libro che non esisteva, e che per la prima volta, prova a restituire giustizia ai morti che spesso non ne hanno avuta né nelle aule di tribunale, né storicamente o nella memoria delle persone.

mercoledì 15 settembre 2010

Scrittori calabresi contemporanei

Affari italiani mi mette tra gli scrittori contemporanei. Leggere per credere. Nel frattempo, però, annuncio un nuovo libro. Si intitola "Dimenticati", racconta la storia di tutte le vittime della 'ndrangheta che siamo riusciti a ricostruire Alessio Magro ed io. Lo pubblica Castelvecchi, esce in libreria il 6 ottobre.